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GUIDA | Siti Archeologici
THARROS
Alcune teorie riguardanti all'area archeologica di Tharros stabiliscono che la città fu fondata dai Fenici nel VIII secolo a.C. Questa tesi tradizionalmente sostenuta è stata recentemente riveduta e sottoposta a più accurate considerazioni, soprattutto dopo il rinvenimento di alcune porzioni dell'antico insediamento durante lo scavo nella adiacente laguna di Mistras. Un muro sommerso lungo circa 100 metri sembra facesse parte di una struttura portuale ben più antica dell'epoca fenicia, infatti solo nel 1200 a.C. il livello del mare salì, inghiottendo le esistenti costruzioni. Retrodatando il sito di Tharros, viene collocato fra gli insediamenti costieri degli Shardana.
Successivamente alla colonizzazione cartaginese, sui resti di un precedente villaggio nuragico posto sulla cima di una collina chiamata Su Muru Mannu, i punici fondarono un tofet, un'area sacra all'aperto tipica di diversi insediamenti punico-fenici del Mediterraneo occidentale; i tofet sono considerati come un indicatore di urbanizzazione.
Nonostante la difficoltà datare con precisione a quale secolo risalga il nucleo iniziale, dalla sua costruzione fino all'abbandono - (avvenuto nel X secolo d.C.) - il sito fu sempre abitato: prima dagli Shardana, poi dai Punici ed infine dai Romani.
Tharros fu anche la capitale del Giudicato di Arborea fino al 1070, quando il Giudice Orzocco I de Lacon-Zori trasferì nella neonata Oristano la sede vescovile e l'intera popolazione torrense.
il Museo archeologico nazionale di Cagliari; l'Antiquarium Arborense a Oristano; il Museo archeologico comunale Giovanni Marongiu di Cabras; il British Museum di Londra dove però non sono esposti.
La sezione riservata a Tharros propone un quadro delle indagini archeologiche condotte nel sito dal secolo scorso in poi. Ampio spazio è dato alla documentazione del tofet, il tipico santuario fenicio-punico, da cui provengono le numerose urne in ceramica e le stele in arenaria esposte nella sala centrale del Museo. Le urne, talvolta con una ricca decorazione dipinta, contenevano resti incinerati di fanciulli e di animali e, in qualche caso, anche amuleti ed elementi di ornamento. Ad esse erano associate nel santuario le stele, piccoli monumenti votivi spesso riproducenti in dimensioni ridotte degli edifici di culto. parte dell'esposizione è dedicata ai risultati dei più recenti scavi condotti nel quartiere artigianale prossimo al tofet. Oltre ai materiali ceramici, ai frammenti di terrecotte e di vasetti in pasta vitrea, di particolare interesse sono le scorie di ferro, i boccolari e i frammenti di parete di fornace che testimoniano l'intensa attività metallurgica svoltasi nell'area in età punica. Alcuni pannelli didascalici mostrano i risultati delle indagini archeometriche effettuate di recente su tali materiali. La Tharros romana e paleocristiana è documentata da materiali ceramici, vitrei e lapidei, tra cui alcune teste e frammenti architettonici in marmo.
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Il pozzo sacro nell'ipogeo di San Salvatore - Cabras (Or)
l pozzo sacro nuragico di San Salvatore, nell'omonimo novenario, nel comune di Cabras, si trova in un contesto ormai stravolto, essendo collocato nell' ipogeo sotto la chiesetta di San Salvatore.
Il suddetto templio a pozzo, riutilizzato in epoca punica, romana e successivamente riadattato e ampliato in epoca costantiniana, ha perso quasi completamente la struttura originaria.
Comunque alcuni elementi ancora lo associano al periodo nuragico, quali la locazione ancora in situ del corpo del pozzo circolare, e del betilo posto sul fondo dello stesso, del nuraghe quadrilobato Leporada a 200m a Nord/Est e di un nuraghe monotorre a 150m a Est.
In località San Salvatore fù rinvenuta, inoltre, una dea madre, simile ad altre rinvenute in località Cuccuru is Arrius della facies di Bealzu-Filigosa.
In periodo costantiniano fù sicuramente sostituita la scala originaria per ricavare gli altri ambienti che si conservano fino al giorno d'oggi. L'accesso avviene attraverso una scalinata che conduce ad un corridoio nel quale si aprono a faccia due ambienti rettangolari; proseguendo nel corridoio si incontra un pozzo a pianta quadrata con quadro luce aperto nell'alto della copertura, ricavato nel punto di incrocio della perpendicolare con l'ingresso di altri tre ambienti absidati, in uno dei quali, frontalmente, si trova il pozzo nuragico, e un altare di periodo successivo.
Gli ambienti conservano dipinti e iscrizioni tra le più antiche conosciute per questo periodo, che testimoniano la non appartenenza ad ambito cristiano ma ne certificano l'appartenenza a quello pagano.
Questo dato è molto interessante dal punto di vista dell' associazione di altri edifici con medesima pianta, finora attribuita alla tipicità paleocristiana, ma rimessi in discussione da questa scoperta.
Provincia: Oristano;
Comune: Cabras;
Località: San Salvatore;
Coordinate: 39°55'11"N 8°27'9"E
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COMPLESSO DI S.CRISTINA
Il bellissimo nuraghe con villaggio di Santa Cristina con l'omonimo templio a pozzo, quest'ultimo , composto da conci lavorati alla martellina, è uno degli esempi di architettura più belli della Sardegna, allineato astronomicamente con l'astro di Diana.
Nella situazione attuale, ovvero dopo il restauro, se non si prende in considerazione che in effetti poteva esistere una struttura di copertura del pozzo stesso, alcuni astrologi hanno affermato che ogni 18 anni e 6 mesi, alla fine di Dicembre / inizio Gennaio, la luna si specchia sul fondo del pozzo passando per il foro che sovrasta la tholos.
In origine, quando l'asse terrestre era inclinato in modo che in Sardegna fosse ancora visibile Rigel Kent, il famoso piede del centauro (Rigil o Alfa Centauri, la stella più vicina alla terra), durante gli equinozi di primavera e d'autunno, il sole illuminava il fondo del pozzo grazie all' orientamento astronomico della gradinata.
Provincia: Oristano;
Comune: Paulilatino;
Località: Santa Cristina;
Coordinate: 40°3'41"N 8°43'57"E
IL NURAGHE LOSA DI ABBASANTA
Il complesso archeologico del Nuraghe Losa è stato oggetto di diverse campagne di scavo già dalla fine dell’Ottocento e per tutto il corso del Novecento.
Non è stato portato alla luce del tutto, ma sono state evidenziate soprattutto le strutture megalitiche di età nuragica. Restano ancora da indagare sia l’originario agglomerato di abitazioni nuragiche sia quelli sovrappostisi in età successive.
Il nucleo delle strutture preistoriche è costituito da un nuraghe a tholos di tipo complesso a pianta trilobata, svettato in corrispondenza del piano superiore. Il nuraghe si articola in una torre principale troncoconica intorno alla quale sono disposte tre torri minori unite da cortine murarie a contorno concavo-convesso.
Diversamente da altri nuraghi dalla struttura complessa, il nuraghe Losa non presenta il cortile, cioè lo spazio interno scoperto di raccordo fra le camere. Il nuraghe si apre all’esterno con due ingressi sopraelevati sul piano di campagna: quello principale a sud-est immette nella camera della torre centrale attraverso un corridoio che si raccorda anche con le camere delle due torri laterali; l’altro secondario a nord immette nella camera della torre posteriore la quale a sua volta si collega autonomamente tramite una scala alla parte sommitale del nuraghe.
Tra le camere interne si distingue per ampiezza quella centrale. Essa conserva intatta la tholos (falsa cupola) ed è dotata di tre nicchie alle pareti. Una scala, contenuta nello spessore dei muri della torre centrale, sale a spirale collegando questa camera con quella superiore e con la sommità della stessa torre.
All’esterno, il nuraghe è unito su un fianco a un tratto di antemurale munito di torri. Davanti all’ingresso principale del nuraghe sorge un grande edificio circolare provvisto di due ingressi e di due nicchioni. L’area dell’insediamento, estesa per ben tre ettari e mezzo, è interamente racchiusa da una poderosa muraglia provvista di alcune porte e torrette.
I reperti fino ad ora recuperati permettono di assegnare le fasi più antiche di vita del complesso alla fine del Bronzo Medio e al Bronzo Recente (XIV – XIII sec. a. C.). Al Bronzo Finale (XII – X sec. a. C.) e alla prima età del Ferro (IX –VIII sec. a.C.) risale una quantità di reperti ceramici e bronzei tale da indicare un’intensa frequentazione. Il sito è stato occupato anche in epoca storica: dal periodo tardo-punico (IV – III sec. a. C.) all’età romana repubblicana (II – I sec. a. C.), all’età romana imperiale (I – III sec. d. C.), al periodo tardo-romano (IV –V sec. d. C.), fino all’età bizantina (VI – VIII sec. d. C.).
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